A volte quando si perde si vince

Rieccomi, ho un grosso sorriso stampato sulle labbra. In un pomeriggio con il sole che esplode sul mare, gli ombrelloni che, dall’alto, nascondono il loro pezzo di spiaggia, i bambini che giocano a palla, le donne sdraiate sulla battigia e gli uomini in piedi con l’acqua sulle ginocchia, io, dovrei far parte di questo bel quadretto chiamato ‘estate’. Invece, ho deciso di essere qui, a scrivere dei miei trionfi e delle mie sconfitte.
Tante sono le sconfitte quanti i trionfi. Come la frase letta su una bustina di zucchero al bar dell’aereoporto di Bologna, nel mio viaggio di ritorno a casa.

IMG_0655Le sconfitte, le perdite, i fallimenti, i game over della vita, non ci lasciano mai indietro, anzi, al contrario, ci invitano ad andare avanti, con coraggio.
Molto spesso, mi sono chiesta cosa significhi veramente il ‘coraggio’, terminologia astratta, multiforme, indefinita. Se vogliamo usare il dizionario italiano, coraggio significa “capacità di affrontare con forza d’animo situazioni pericolose, difficili, penose (…) decidersi ad affrontare di petto una situazione” (ringraziamo il Dizionario del Corriere) ma se vogliamo usare la nostra esperienza, le parole del nostro cuore, il coraggio è un’altra cosa.

Il viaggio è stato piuttosto lungo, intenso, riflessivo. Il ritorno porta con sé qualcosa di buono, come un cesto di frutta da offrire. Nel ritorno, si è più disposti a rimettersi in gioco. Ed è qui che rientra in ballo il coraggio, il cui strumento per una massima riuscita è la consapevolezza.
Più volte ho consolato le voci di chi in preda alla sconfitta ha preferito lasciar perdere, mollare tutto, ma altrettante volte ho ascoltato le storie di chi ce l’ha fatta perché ha usato il coraggio. Il nostro più grande problema, delle volte, è la quotidianità, il comfort, il benessere. Quel benessere che erroneamente intendiamo come il bene verso noi stessi. In realtà – e in questo la religione ci aiuta – provare benessere significa recare bene anche agli altri, oltre che a se stessi. Quando in televisione vengono trasmessi spot pubblicitari o programmi che usano questo termine in riferimento all’egoissimo bene per la propria persona, conviene spegnere tutto e scappare. Rifugiarsi in un luogo tranquillo e meditare a lungo. Non è quello che la televisione ci insegna – sebbene la televisione NON ha la stessa missione di un insegnante – la vera essenza del benessere.

A pensarci, le volte in cui ho provato questa forte emozione dell’anima non ero da sola ma in compagnia di un’amica alla quale ho dato conforto, di un’anziana signora che ha avuto bisogno di sfogare la propria malinconia, di una bambina speciale che ha lacrimato dall’emozione, al banco famaceutico a fare beneficenza, e in tante altre occasioni in cui il mio aiuto per gli altri si è espresso in un ‘grazie’.
Il coraggio, allora, non è altro che quella voglia di benessere che ci rende liberi e autentici di fronte all’altro, di fronte al bisognoso.

E così oggi, ho rinunciato a un banale pomeriggio di mare per scrivere, tra le righe di questo blog, per dare forza e coraggio a chiunque si troverà a leggere le parole di questa pagina e gli capiterà di dire, anche senza proferirlo, un piccolissimo ‘grazie’.

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