Meno umani

La verità non esiste; non vuole essere una convinzione ma un legittimo punto di arrivo. Tutto ciò che riguarda l’esistenza è – parallelamente – inesistenza. Siamo tutti quanti coscienti di questa verità – è inutile nasconderlo – poiché, volenti e nolenti, siamo intrappolati in una quotidianità che ci rende schiavi. Nella routine, negli impegni, nel lavoro, nelle passioni, nei telefoni, nei computer, nelle tendenze, nei libri, nelle storie, nelle e per le vite degli altri. Una verità di fatto.
Siamo schiavi delle nostre stesse parole; non ce ne rendiamo conto. O forse, facciamo finta di non esserne coscienti. Schiavi degli sguardi e dei giudizi degli altri, schiavi di noi e dei nostri modi di fare, di dire, di mangiare, di dormire, di camminare. Tutto questo ci rende umani. Per evitarne l’impatto  bisognerebbe  – semplicemente – essere meno umani. In questo caso, allora, non serve a niente l’ispirazione degli scrittori, degli attori e dei poeti. Quello che serve è l’aspirazione, che è ben diverso. L’aspirazione è il “desiderio di conseguire un fine nobile, o comunque legittimo, da parte di singoli individui, di nazioni, di gruppi sociali”. L’ispirazione, al contrario, consegue un fine meno nobile, più umano.

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