Vicini, stretti, prossimi alla pensione

Vicini, stretti, nei dintorni, prossimi, alla pensione, in guardia, frementi ed anche un po’ fermentati. Ci si aspetta così. Vicini, nella gioia e nel dolore. Vicini, nel cuore. Aspettiamoci un po’. Ancora. Vuoi dirmi che in tutti questi anni non riusciremo a trovarci? Neanche nascondino dura così a lungo. Ma vicini, ci troveremo, semmai dovessimo perderci. Ma cosa ci incontriamo affare – poi – se dobbiamo perderci?
Questi ed altri lunghi discorsi, prima ancora di perdersi. Anche le navi hanno smesso di gallegiare, e le rondini? Quelle, chi le ha viste più. Troppo impegnato, il tempo, per darcene un po’, preferiamo correre. Corriamo con garbo, un piede dietro l’altro fino al vecchio albero che, oramai, non frutta più. Gli occhi guardano oltre il famigerato orizzonte, beffardo, che fugge. Corrono tutti, mentre io – ferma – li guardo. Si mettono fretta, comprano un chilo per volta al banco dei salumi e la indossano al posto delle scarpe, la fretta. Si guardano allo specchio e vantano la propria fretta con le amiche: sai, io ho già finito, ho raggiunto il mio traguardo. Vogliono conoscere, quale, il più grosso.
Corre voce – anche lei, poi! – che l’albero che aveva smesso di fruttare da un paio di anni, è tornato a dar frutti, certi frutti, da far invidia all’albero del vicino.

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