Mai più, giorni felici

Torniamo, a singhiozzi ma torniamo. Non è mai stato un periodo facile, se escludi gli anni dell’innocenza, della spensieratezza e dell’allegria. Sobbalza alla memoria l’opera di Samuel Beckett, Giorni felici, pagina 214:

Un altro giorno divino. Sia lodato gesù cristo, amen. nei secoli dei secoli, amen.

Quando ho letto questo pezzo, negli allora anni di piuma, precedenti a quelli di piombo, non avevo ancora realizzato la verità del testo. La verità. Nient’altro che la verità.
Il foglio bianco è la mia rovina. Scriverei di tutto, solo che le parole sono infinite e non bastano mai. E io, sono ingorda di parole, lo ammetto, le grattugerei sulla pasta, al posto del parmigiano; a colazione le spalmerei sulle fette biscottate al posto della Nutella. Per oggi mi accontento di digitarle su uno schermo, anche se, l’idea non mi entusiasma molto: sono tradizionalista.

Dio. Ah, ma comunque è stata una gran gioia sentirti di nuovo ridere, Willie, ero sicura che non mi sarebbe successo mai più, che non ti sarebbe successo mai più.

Parole che vanno a confezionarsi con le eleganti virgole, i punti inaspettati e quelli di sospensione.
Il testo, termina, con una poesia, un rumore, un sogno, un futuro inaspettato.

Tace il labbro. T’amo,
dice il violin.
Le sue note dicon tutte
m’hai da amar!
Della man la stretta
Chiaro dice a me.
Sì, è ver tu m’ami!
Sì, tu m’ami è ver!

 

 

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