Il metodo migliore per avere successo nella vita (se è quello che volete)

Lo so, non sono brava a scrivere, ma la mia vita è piena di traguardi.
Sarei dovuta essere già in viaggio verso una destinazione ma ho intrapreso un’altra, migliore, quella realmente voluta. Non voglio raccontarvi la mia vita, adesso, ma la vostra. Sapete, il mondo di oggi fa di tutto per confondervi, per risucchiarvi nei suoi stili, nei suoi credo, nelle sue ragioni, nelle sue guerre e nelle sue lamentele. Di tutto questo, a noi – e se non a noi, ai nostri figli o alle generazioni che seguiranno – non resterà che un libro di storia da sfogliare.
Certamente, ricorderete con gioia i grandi e veri eroi – i Nobel per la pace, gli altruisti, gli sconfitti, i morti in guerra – quelli ai quali verrà dedicato solo un trafiletto di storia; i vincitori, invece, occuperanno l’intero capitolo di quel libro, ma non importa. In quanto a voi, forse non ci sarete neppure dentro quel libro, ma sarete, con certezza, nei cuori di qualcuno, per un motivo o per un altro. Fino ad allora però, siete  qui, presenti, vivi, in carne ed ossa. Siete quelli che ascoltano la radio, che leggono i giornali, che guardano o non guardano la televisione, che progettano il proprio futuro in risposta a certi bisogni. Siete quelli dalle piccole e grandi ambizioni, spinti dal coraggio oppure dagli altri, ma tra i due casi, mi raccomando, scegliete sempre la prima strada.

Poco fa ho twittato un pensiero fuggiasco: “le scelte, nella vita, non provengono dall’eccesso di zelo o dalla convinzione di stare perseguendo la strada giusta, ma dall’amore, da Dio“. Con ciò, intendo dire che non sempre quello che stiamo facendo è quello che veramente importa a noi stessi. Non mi riferisco al destino o al fato ma intendo dire che, molto spesso, siamo risucchiati dalla società e dalle emozioni – spesso falsate – che la società stessa riveste.
Richiede sforzi la vita, insieme alle sue gioie e ai suoi dolori, e richiede tempo. E l’attesa è una costante significativa per la realizzazione di noi stessi. Quando parlo di realizzazione non parlo di successo, quel successo che un giorno ci riempie di doni e sorrisi e il giorno dopo ci riveste di odio e incertezze, ma possiamo anche chiamarlo ‘successo’ quel senso di gratitudine che ciascuno di noi prova nell’inseguire i propri sogni.

I sogni. Io, personalmente, non credo ai sogni, non credo al carpe diem, non credo ai treni persi e a quelli che devono ancora arrivare, ma credo alla realtà, al cogli la mela migliore che sta in cima all’albero ma occupati prima delle mele cadute a terra, di quelle che non riescono a crescere, di quelle in difficoltà – la metafora è semplice – e credo, infine, che i treni sono solo un’invenzione dell’uomo moderno che induce alla fretta, e la fretta, cari miei, non ha mai portato buoni frutti: preferisco farmela a piedi.
Bisogna discernere poi i sogni imposti da quelli voluti. Molto spesso, ci abituiamo alle situazioni, e questa è la peggiore unità di misura delle nostre scelte. Ci abituiamo alle persone, alle cose, a determinate condizioni di vita tanto da non riuscire a riconoscere ciò che è giusto, per noi. E allora ecco che arrivo a quanto ho scritto all’inizio: l’amore e Dio. Sono le due uniche costanti da tenere sempre in considerazione.

Spesso siamo pilotati da una società ricca di tutto ma piena di niente, e ce ne rendiamo conto quando soli con noi stessi ci sentiamo veramente soli. Se la nostra vita invece è piena di amore per qualcuno o per qualcosa, la sensazione di solitudine non sarà mai nostra compagna.
E allora non saranno le persone o le cose a tenerci compagnia ma ciò che abbiamo costruito con amore. Credo, infine, che se il nostro operato provenga dall’amore, dalla costanza e dalla dedizione con cui ci impegniamo a portare a termine con gioia i nostri progetti di vita che un giorno vedremo realizzati. Credo allora che tutti i vostri sacrifici, verranno ripagati, se fatti con giusta misura fisica ma soprattutto morale.

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