Secondo metodo: respira!

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Son fatta così, per educazione non mi piace chiudere le porte, né tanto meno, per educazione, pretendo che chi sta dall’altra parte della stanza non lo faccia con me. Ancora in senso figurato – perché di figure si potrebbe parlare all’infinito – mi piace usare le parole per descrivere tutto ciò che di vero o falso esista nella mia vita.
Non scrivo con un solo fine, perché non apprezzo la parola fine, semmai infine o infinito. Neppure per spiegare quanto sia sottile il senso delle parole, utilizzerei la parola ‘fine’, mi accontenterei di dire ‘sottile’ piuttosto.
Il tempo scappa dalle mani come certe occasioni che lasci perdere, non vuoi scomodarle da lì perchè pensi il destino abbia riservato altro per te stessa come questa splendida notte su cui annotare i pensieri. E no, non è abitudine né voglia di raccontare soltanto per avere un seguito, anzi, proprio questo dovrebbe astenermi dal racconto personale ma io scrivo per la gioia di scrivere, e le domande le lascio ai filosofi.
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In questi giorni il luogo che ho maggiormente frequentato è stato la biblioteca, quel posto che ha bisogno di occhi – e non solo per leggere. Vedi gente di ogni genere, o forse, semplicemente, vedi gente. È curioso come l’interesse che accomuna tutti sia la lettura, ovvero, le parole, e come questa forte devozione renda tutti così composti, educati, silenziosi, gioviali. Avete mai parlato con qualche guardiano o responsabile della biblioteca? Sono quasi tutte persone con la famosa mens sana in corpore sano, persone di una saggezza celata dall’odore di libri vecchi di stampa e manoscritti, persone con le quali uno scambio di idee fa sempre bene.

Non si tiene conto del tempo che passa, tant’è che è già sera e devi scappare, ma ormai non tieni conto neanche del freddo tanta l’abitudine, e neppure dei giorni, dei mesi e degli anni che inevitabilmente ti metti a contare, ancora e ancora, perchè forse non riesci a crederci che il tempo strappa via i ricordi e lascia in piedi solo i rami che tu, comunque vada, hai il potere di scegliere con la consapevolezza che l’ultimo tiro non sarà mai il tuo: intanto peschi la carta, non puoi saperlo prima cosa sceglierai, ma sai già qual’è quella da scartare, o per lo meno, hai un pensiero in testa e sarà quello a guidarti.

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