Giovani, lavoro e profili professionali

Lo so, ne avete le orecchie e-mail piene, di annunci di lavoro, specialmente se siete iscritti a canali di scrutamento come Monster o
LinkedIn, ma non starò a parlavi di questo, anche perché una risposta efficiente l’ha già data Giovanna Cosenza e prima ancora Annamaria Testa, due splendide guru della comunicazione scritta e non solo, che seguo sempre. Ma ciò che mi preoccupa più di tutti è, non tanto la domanda di lavoro quanto la corsa ai titoli che si fa sempre più intensa. L’Università, in risposta alla domanda di istruzione ha, in un certo senso, allargato la sua offerta formativa. Ne sono esempio i diversi corsi di laurea breve in ambiti più settoriali, che però mi lasciano qualche domanda: la numerosità di offerta formativa è aumentata al fine di ‘creare’ figure più specifiche? Oppure – molto più semplicemente – per rispondere alle diverse predisposizioni dei futuri studenti che sempre più confusi dall’aumento delle aree disciplinari, contribuiscono alla crescita non solo della propria conoscenza ma anche dell’università stessa? Con una qualche certezza, la seconda ipotesi sembrerebbe la più reale, perché se fosse la prima ipotesi a valere, di conseguenza i posti di lavoro dovrebbero, per regola, aumentare ed arricchirsi per il buon funzionamento del mercato, e quindi anche del PIL nazionale. Sto sognando se dico che, tra qualche anno, potremmo arrivare a questo: la formazione di figure specifiche per determinati ambiti i cui saperi non possono confondersi con quelli di qualsiasi altra figura professionale. Per fare un esempio: chi vorrà fare l’editore, il redattore, il content writer, insomma chi vorrà lavorare nell’ambito dell’editoria dovrà avere una laurea umanistica piuttosto che scientifica o giuridica. Certo è che, per rispondere a questa domanda, le Università hanno allargato i loro orizzonti istituendo lauree, specialistiche e master ad hoc. Ma le vecchie lauree? Non vorremmo forse penalizzare i già laureati, allo stesso modo del brutto periodo di chi ha vissuto il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento “3 + 2”? E allora occorre, a mio avviso, perfezionare i profili professionali, divulgare la notizia a macchia d’olio, per generare maggiore consapevolezza e lucidità nei giovani per la scelta del loro lavoro, del loro futuro, della loro vita, piuttosto che lasciare che incrementi la domanda giovanile verso un unico ambito che molto spesso riversa in quei settori saturi a cui si accede solo per concorso.
La mia predica sta giungendo al termine, ma prima vorrei indirizzarvi a questo utilissimo link che include i maggiori repertori delle professioni consultabili online filtrando, per esempio, l’area disciplinare d’interesse (si scoprono cose nuove). E infine, per gli appassionati di scrittura, segnalo un concorso internazionale di poesia, molto divertente – lo puoi ben capire dal titolo: Piccapane.

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