E-mail: lo stesso destino delle lettere

Non mi sono mai interessata alle e-mail indesiderate, e quindi all’email marketing, ma posso dire con estrema certezza di avere in pugno una verità. Ma partiamo da principio.

Non amo facebook. Rientro tra quella cerchia molto ristretta di persone che non dispongono di un profilo personale sul famoso social network (SC d’ora in poi). O perché troppo anziani, o affetti dal digital divide, o troppo impegnati, pur non rientrando propriamente in nessuna di queste categorie. Io non ho un profilo su SC perché non mi piace. Che potrebbe sembrare un capriccio o una scusa, ma – e di questo ne sono vivamente certa – non serve a niente. E non tirate fuori la storia degli amici lontani, delle organizzazioni per uscire la sera, della tempestività ed economicità del servizio perché, ormai, non se la beve nessuno. Insomma, personalmente io ho un rifiuto permanente, vita natural durante, per questo strumento (distruttivo) di comunicazione. Chiarito questo e fermo restando che amo scrivere molto – se non si fosse ancora capito – apprezzo, di gran lunga, strumenti di comunicazione come l’e-mail. Sulle e-mail si è detto tanto, specialmente in quanto ottimo mezzo di promozione di aziende e podotti, ma di questo ne parla bene Alessandra Farabegoli. Eppure, la mia tendenza di proiettare tutto al futuro mi fa pensare alle e-mail, non più come un ‘romantico’ mezzo di corrispondenza, vivo, umano, one to one ma come un rapido sostituto delle promozioni pubblicitarie che troviamo nella cassetta della posta di casa nostra, destinato alla stessa fine delle lettere cartacee.
Molti anni fa – qualcuno persegue ancora questa tradizione – le lettere cartacee erano usate nella stragrande maggioranza per comunicazioni amorose o amichevoli, le cosiddette ‘missive’. Con l’avvento del digitale e di internet le care (e vecchie?) e-mail hanno cercato di prendere il posto delle lettere cartacee che ci mettevano troppo tempo a giungere al destinatario. Le e-mail, al contrario, rapide, quasi istantanee, facevano risparmiare un sacco si tempo.

Conclusione? Le uniche lettere che ci vengono imbucate nella cassetta della posta sono o le bollette o le promozioni. Le uniche e-mail che ci vengono recapitate nella nostra casella di posta sono o conferme di pagamento o promozioni volontarie (newsletters) o involontarie (spam). C’è qualcosa di tragicamente comune in questi due strumenti di comunicazione, come se cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: cambiando lo strumento il contenuto resta invariato. Cosa sta succedendo? Quale sarà il prossimo strumento destinato alla stessa fine delle ‘missive’ e delle ‘e-mail’? Forse SC, per l’appunto. O il miracoloso whatsapp. Dove, le aziende, riusciranno ad arrivare per colpire la mente degli utenti?

Io continuo a utilizzare le e-mail come strumento di comunicazione, whatsapp come strumento di organizzazione, i messaggi come strumento di rapida informazione e il web come strumento di limitata conoscenza, prediligendo il libro, qualche lettera a penna e un taccuino per gli appunti. E tu?

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