Il linguaggio del nuovo anno

La televisione annuncia il nuovo anno, non la sua fine. Un conto alla rovescia che dura pochi secondi: dai meno cinquanta minuti si arriva dritti al meno tre, due, uno, e il tappo dello spumante fa il botto insieme ai fuochi d’artificio e le mini-cicciole che costellano l’atmosfera umida e piovosa di una notte a cavallo tra il 31 dicembre e il primo del mese di gennaio. È il nuovo anno, proprio così, il nuovo anno di cui cambia una sola cifra, il tre che diventa quattro in tutti i sistemi tecnologici di nuova e vecchia generazione, dalla televisione all’iphone. Un divario incredibile di innovazioni – al contempo – così vicine tra loro.

Il tempo è veramente breve. Sembran lontane quelle volte in cui il Capodanno si faceva attendere, vogliosi di lasciarselo alle spalle e desiderosi di un anno ricco di pace, amore, salute, serenità e felicità, tutte quelle parole in abuso di cui forse allora non se ne conosceva bene il vero significato, di cui neppure i nostri antenati usciti dalla Grande Guerra non ne avevano ancora compreso il senso. Si osa molto con le parole, fino a quando non sono loro stesse a usarti. Felicità, amore, salute. Forse oggi, l’unico termine tanto attuale e tanto comune è la crisi, della quale ci sentiamo veterani, esperti, costruttori di crisi, senza neppure forse – ancora una volta – averne capito il senso. Ci camuffiamo in un linguaggio multiforme e lo buttiamo lì, per convenzione, perché è solito fare così, perché lo leggiamo su internet, così come era solito credere a tutto quello che ‘diceva la televisione’. Nulla è cambiato, sono cambiati i sistemi mediatici, ma non i loro scopi. Viviamo in una realtà celata che tutt’al più va via distruggendosi.

Ecco cosa mi porto da questo 2013. Poche parole. E mentre il tappo di spumante – anche lui – ha smesso di saltare nelle teste delle persone per augurar loro ‘buona fortuna’ perchè la fortuna noi ce l’abbiamo ma non la sappiamo riconoscere, anche questo anno è andato a conservarsi insieme a tutta quella cianfrusaglia di parole, promesse, opere ed elogi che la società trasmette, incrementando messaggi di rabbia contrapposti a quelli di pace che è necessario, al contrario, riconoscere e conseguire.

In due parole: Buon 2014.

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