Come funziona la SIGLA: parte I

La sigla è un elemento linguistico per niente scontato. Il rischio è sempre quello di siglare con soggettività nomi o prodotti, generando una particolare confusione nella ricerca. Fortunatamente Google si è specializzato anche nelle ricerche più strane dopo anni di tirocinio da parte degli utenti che digitano le loro ricerche proprio come un extracomunitario chiederebbe informazioni ad un italiano.
Inoltre nei comportamenti di ricerca da parte degli utenti c’è una grande tendenza a non usare il maiuscolo anche a inizio frase, né tanto meno la punteggiatura alla fine, come per esempio il punto interrogativo per la domanda diretta. Tutti elementi che rendono le sigle ancora più soggette ad omonimìe.

Il web è pieno di documenti o – addirittura – interi siti come il mio fedele Mestiere di scrivere, che intendono offrire all’utente consigli preziosi sulla scrittura, e tra questi ho trovato un’interessante delucidazione a proposito di sigle, sul sito di Silvia Siniscalchi:

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[Sole24Ore]

La lingua italiana è piena di regole ed eccezioni, al contrario di quanto si dice. I francesi che per accenti ed eccezioni sembrano averne il primato, in verità non sono altro che nostri simili, specie per gli accenti che però l’italiano preferisce omettere causando diversità nella pronuncia.

Sulla SIGLA, l’Accademia della Crusca insegna cercando di sottrarci ai dubbi più comuni, come l’ uso delle maiuscole/minuscole e del punto tra una lettera e l’altra: non ci sono regole precise, ma è bene risolvere alcuni dubbi.

Quando usare le maiuscole?
Le sigle possono essere scritte nelle due forme: IBM, BMV, WWF oppure Ibm, Bmw, Wwf. L’ultimo caso è frequente quando la sigla si trova all’interno di un testo divulgativo mentre nei testi tecnici si preferisce il primo caso.
Parole come ufo, sonar, radar, laser, sono nomi comuni e quindi si sottraggono all’uso della lettera iniziale maiuscola.
Gli acronimi richiedono tutte le lettere in maiuscolo per una corretta lettura e interpretazione grafica: Corsica sarà diveso da CORSICA e presto da PRESTO per non creare omonimìe.

E il punto tra una lettera e l’altra?
È una pratica ormai abbandonata. Mi capita spesso di leggere e-mail firmate nella forma Nome maiuscolo+cognome minuscolo senza punteggiatura (es. Et, Sg, Cs); come l’uso del plurale con la duplicazione della sigla (es. FFSS – Ferrovie dello Stato), una convenzione che si sta perdendo anche se qualche residuo resta nelle abbreviazioni accademiche (sigg., proff., pp., segg).

La lettura di terminologie inglesi: quale regola seguire?
Quando la sigla non è affatto inglese ma italiana – specie per le società emergenti di cui non se ne conosce la provenienza – si creano situazioni come questa: BCI (Banca Commerciale Italiana) -> “bisiai” anziché “bi-ci-i”.

E-mail: maschile o femminile?
Un altro caso molto comune di incertezza alla lettura riguarda sigle proposte al nome. In questo caso esiste una regola: l’articolo del nome deve essere scelto in funzione del genere e del numero della testa dell’espressione completa sintetizzata nella sigla (per stabilire il nome portante dell’insieme: sciogliere l’abbreviazione e tradurla in italiano).
Nelle sigle difficili da sciogliere e tradurre, si creano particolari confusioni come per “network” usato al maschile che però ha come testa il sostantivo “net” che in italiano corrisponde a “rete” (femminile). Mentre l’e-mail ha tutt’ora un genere oscillante (in gergo potremmo dire che ha una forma bisex) spiegabile per le due traduzioni: posta elettronica (femminile) e messaggio elettronico (maschile).

Ma, la firma siglata? Nome+Cognome senza punti (NC), Nome+Cognome con punti (N.C.) oppure – come sostiene Silvia Siniscalchi – Nome+cognome senza punti (Nc), come fosse un unico nome?
L’enigma non si può sciogliere perché non vi sono norme ufficiali se non editoriali e soggettive nella classica regola “scegli una forma e usa quella per tutto l’elaborato”.

È interessante la definizione di sigla (acronym) secondo The Writer in “Abbreviations, acronyms and initialisms“.

People use the term ‘acronym’ to describe anything made up of initial letters, but most dictionaries define it as ‘a word’. So, NATO is an acronym (because it’s pronounced as a word) but IRA is an initialism.

Ovvero, il termine sigla (e non parola, come potrebbe sembrare) è usato nella forma costituita da lettere iniziali. Così, la NATO è un acronimo perché pronunciato come una parola mentre IRA è una sigla.

Addentrandosi nel mondo delle sigle poi, si scopre anche che il termine “scuba” che in italiano è tradotto “immersione”, è un acronimo di “Self-Contained Underwater Breathing Apparatus”. Nell’adozione in italiano però, l’acronimo è diventato parola e non conserva alcuna sigla.

P.S.: Nella seconda parte di questa lunga ricerca sulla SIGLA, ci occuperemo, nello specifico, delle sigle e quindi anche del naming del prodotto per le migliori strategie di Marketing.

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