Siamo

Abituati.

Siamo abituati a sparire, a coprirci con grandi lastre di vetro, che quelle mediche le controlliamo sempre con ritardo. Ci guardiamo da enormi specchi che non fanno altro che riflettere noi stessi, e così facciamo andare avanti la vita, dando la colpa al vetro infranto, in caso di sfortuna. Ma infranti siamo noi, che quando cerchiamo di piacere abbiamo già sbagliato destinatario, e anche destinazione. Siamo destinati, e non possiamo far altro che aiutarci nel nostro intento.


Il mondo è troppo meraviglioso per badare agli altri.
Sin da piccoli c’hanno abituati a guardare, a stare attenti a poggiare bene i piedi per terra e a guardare altrove mentre mangiamo un boccone di omogenizzato alla volta: mentre ci fanno crescere fisicamente, ci decrescono all’introspezione. Guardiamo ovunque: guardiamo la televisione, guardiamo i giochi e la lavagna, guardiamo i grandi e mai noi stessi. Così ci abituano a guardare gli altri, nel bene e nel male. Guardiamo per imparare, disimparando. Perché in realtà, non ci hanno insegnato la cosa più importante: guardarci dentro.
Beati allora i ceci, perché si conoscono dall’interno. Beati anche i muti che, invece, conoscono l’esterno. Beati i sordi poi, che non sentono affatto, e allora toccano. E beati quelli che non toccano perché non sanno da dove cominciare, non sanno prendere, mentre noi sappiamo perdere.



Si dice beati perché non riusciamo a raggiungerli.
Si dice beati quando non sappiamo apprezzare noi stessi e la vita. Si dice beati per non soffrire d’invidia. Si dice beati per sentirsi migliori. Si dice beati per sentirsi ricchi, di averi e di potere. Si dice beati perché non si sa più cosa dire.


Ci hanno insegnato a parlare: soggetto, verbo e compleanno.
Ci fanno gli auguri per esser nati ogni 365 giorni, perché diventiamo grandi, invecchiamo. Ci fanno gli auguri per essere arrivati un anno più avanti dell’anno precedente. Perché siamo stati bravi a crescere e ad impedire gli ostacoli. Ma auguri anche a chi ci ha insegnato a camminare: auguri alle nostre gambe, e prima ancora alla nostra testa che è stata scaltra nell’evitare la fossa, nell’evitar di cadere.
Ci fanno i complimenti, perché non vogliamo le critiche: alcune tagliano, altre limano, altre ancora rompono. Ci hanno insegnato la critica quando ancora eravamo nel grembo: è femmina, è maschio, pesa 350 chili, è sottopeso, è sovrappeso, in realazione agli standard, ai limiti che ci siamo imposti.


I premi della vita, sono questi.
Se in vita ti sei comportato bene, allora, ti danno la medaglia, poi la corona, poi la fascia, poi ti eleggono presidente di qualcosa fino a farti diventare qualcuno, ma solo se sei ancora in vita! Se invece sei morto, peggio per te. Da quel momento in poi, hai dato qualsiasi consenso sulla tua persona: il consenso alla critica e al ricordo. Quali dei due premi otterrai, non è da dato a sapersi.

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4 pensieri su “Siamo

  1. simplemotion19 ha detto:

    Questo strano pazzo mondo.Ci inculcano nozioni assurde fin da piccoli così che crescendo le riteniaml normali,anche se dopo un’attenta analisi come questa é difficile non rendersene conto.Un saluto

    Mi piace

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