Un anno senza troppi complimenti

Eccomi, sono l’apice e anche l’appendice. Sono il punto e anche l’a capo. Voilà, la prima lettera ma anche l’ultima. Sono la cima di questo albero, sono le radici sotto questi rami. Sono quel libro dal titolo piuttosto grossolano: è un punto, privo di lettere. Le lettere stanno dentro, fitte e ariose – sarà un Garamond – di un libro che parla per ore e ore, per raccontare la storia di quel punto. Le parole, servono!
È l’inizio di un nuovo anno, e c’è qualcosa di nuovo che si respira nell’aria, ma non vorrei fosse la solita aria del momento, quella che capita una sola volta l’anno, ti offre la spinta e ti lancia dove neanche lei sa. Non vorrei fosse una di quelle sensazioni che poi passano, come tutte le cose. E invece, sembra vera quest’aria. Nonostante l’odore di cucinato che proviene dalla cucina – si è fatta una certa! Terminerò di scrivere in tempo per la cena. – sento comunque una fragranza diversa, rispetto allo scorso anno. Nonostante siano trascorsi solo due giorni, che separano l’anno scorso con quest’anno, sembra molto vicina l’aroma di caffè che ho rivendicato con le parole.
L’ultima pagina del libro recita pressocché così: «e vissero tutti». Così nessuno c’ha perso le penne, durante la scrittura del libro. Niente prospettive che superano gli standard, niente felici, niente contenti, niente allegrie troppo esasperate, niente esasperazioni troppo allegre. Niente di tutto quello che ci aspettiamo da un libro. Punto.

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Pubblicato in: Blog

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