Aria di rinnovamento o Business Plan

Con l’inizio del nuovo anno, la voglia di scrivere è veramente incolmabile. Dipingerei i muri di scritte, tapperei la bocca alle persone con le lettere, collezionerei vocali da utilizzare quando serve. Non bastano più. Le parole sembrano non bastare davvero. L’arrivo di questa sindrome della sovrabbondanza verbale è stata pressoché automatica, col finire dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. Non ho ancora avuto il tempo di scrivere 1 gennaio 2015, anche solo 2015, solo 15, che le parole sono fuggite su altri fronti, oltre i calcoli, oltre i limiti. Come se lo zodiaco mi avesse detto: «toh, questo è, per te, l’anno della scrittura, servitene come meglio credi!».

Fosse così semplice, me ne servirei a iosa. Eppure, c’è sempre qualcosa che mi frena. Stavolta le parole corrono, come corre la mia voglia di osare di più. Devo rivendicare un paio di cose di me stessa, che le parole non credo bastino. In questi primi giorni di gennaio, il mio cervello elabora, medita il modo migliore per ottenere ciò che desidera. Non si tratta di strategie mentali deviate, ma si tratta di una questione molto più semplice: ascoltare i miei veri input. Iniziare a capire veramente ciò di cui ha bisogno il mio cervello per vivere. Parlo di cervello, perché credo sia lui, prima ancora del cuore, il vero motore della nostra vita. Il cervello è una sorta di anticamera del nostro cuore: quello che non vuole lui, non lo desidera neppure il cuore.
I tentativi di porre il cuore prima ancora del cervello, o ancora l’anima prima ancora di tutto, è un’assonanza che non ho ancora sviluppato. Vedete? Sto scrivendo. Mi sto sbilanciando. Credo sia un sintomo di crescita, di fuori uscita da quel modo di scrivere astrazionista, composto da giri di parole troppo vuote.

Solitamente si comincia a scrivere quando si hanno molte cose da dire, io in verità non credo di avere molto da scrivere – io, personalmente! – ma sento fortemente che il mio cervello abbia invece molti conti in sospeso con il mondo. Buttare giù due righe qui, senza freno, potrebbe apparire alquanto immaturo, eppure – sapete – ho smesso di pensare a ciò che gli altri potrebbero pensare di me (eccetto alcuni casi) o di preoccuparti di ciò che il pubblico vuole da me. Primo) perché non esiste un pubblico nella mia vita (neppure quando sono su un palcoscenico), se non me stessa. Secondo) non devo fare nulla per piacere agli altri (ad eccezione del caso in cui io sia una pessima persona).

In questi giorni sto sviluppando una serie di ipotesi sui miei settori di interesse, o meglio, su cosa parlare su questa valigia. Come nelle migliori aziende, il Business Plan è d’obbligo. Il suo rinnovamento anche!
Colgo l’occasione per elaborare un paio di tematiche sulle quali concentrerò la mia attenzione nei prossimi giorni:

1. I Talks di TED sono davvero interessanti. Ho già stilato due articoli a riguardo, e credo che continuerò a guardarne e scardinarne di altri, magari concentrandomi maggiormente sul mio punto di vista. (Aspetto anche i vostri!).

2. La scrittura è una delle mie aree di interesse preferite, ma la tematica è davvero troppo ampia. Ho cercato più volte di restringere il tiro, concentrandomi sulla scrittura nel marketing, ma anche il marketing è un settore ormai troppo ampio. Così ho deciso che scriverò qualche articolo sulle terminologie utilizzate dai news media, quindi quelle terminologie veicolate su più canali, che ci fanno perdere la testa solo cercando di capire ‘perché quel termine?’ e ‘che cosa significa?’.

3. Infine, parlerò di me. Sì, scriverò qualcosa sui miei prossimi progetti-tentativi di riuscita, con la speranza che possiate anche voi comprendere qualcosa. Io ci sto provando.
E con questo, concludo il mio articolo liberatorio e decisivo sui miei prossimi propositi per il nuovo anno.

P.S.: Probabilmente, insieme a questi tre punti di interesse, si aggiungeranno di altri, inaspettati, improvvisi, come i pensieri, come il futuro, come questo articolo.

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