Ai bordi dell’anima

Non è facile, prendermi cura di me. C’è sempre qualcosa di incompleto alla fine dei conti. C’è sempre qualcuno, pronto a contare. Non è facile per niente. Resta sempre una cifra in eccesso, un pensiero che non si tiene fermo neppure con la forza del cuore. Ci sono pezzi di vita attaccati al bordo dell’anima che ancora replicano la propria sconfitta. Non li sente nessuno, perché parlare di anima ha sempre reso l’essere umano assai profondamente complicato.

È incontrollabile la sensazione dell’anima. Perdi il controllo del corso degli eventi. Se qualcosa salta, dal sistema strutturato e organizzato della tua vita – a una certa età – è la fine. Non riesci a gestire più niente. Il concetto di maturità diventa una grande bolla di sapone scoppiata negli anni, quando la nonna metteva il detersivo per i piatti in un bicchiere in cui ci immergevi una stecca di legno forato, e soffiando, venivano fuori un sacco di bolle di sapone. Si cresce, ma fondamentalmente, le croste, sull’anima non cadono come quelle cadute dal ginocchio sbucciato, dopo qualche giorno dalla ferita; non si staccano da quella parete appiccicosa a cui, al contrario, si incollano tutte le cose che passano. Ogni evento, resta lì, appiccicato, fino a quando – evento dopo evento – diventa sempre più difficile riuscire a staccarne il più vecchio che intanto ha creato una patina resistente, tenuto fermo da tutte le altre cose più recenti. Una spugna, dicono. Il nostro essere è una spugna che assorbe. In realtà, non siamo una spugna, ma un bel nastro bioadesivo che attacca da entrambe le pareti, sia in entrata che in uscita.

Gli eventi, sembrano passare, ma tu ci ripassi sopra, per non dimenticarli. Sono i ricordi. I ricordi che fortificandosi al presente, si ripresentano, qualora te ne fossi già dimenticata. Non siamo macchine, ma siamo strani esseri dalle pareti appiccicose che rimurginano tutto, che non riescono a tenersi dentro neppure il respiro. Siamo anime – così dicono – che vacillano tra il dire e il non dire, tra il pensiero e la ragione. Quel pensiero che è paura, quella paura che è angoscia, quell’angoscia che è ricordo, quel ricordo che è vita. È la tua vita, quel pensiero. Proprio per questo – dicono – devi averne cura.

Se ti capita di pensare, di sentirti sola, stanca, stufa, o in qualche modo abbandonata ai tuoi pensieri e dai tuoi pensieri risucchiata, non devi far altro che ripetere a te stessa che quel pensiero è il tuo, e se è tuo significa che esisti, se esisti vivi, se vivi vali, se vali lotta!, lotta fino in fondo, così che la lotta diventi l’ultima patina della tua anima capace di ricoprire i tuoi pensieri, lasciandoli lì sulla parete della tua anima. Serve ogni cosa alla tua vita per restare in vita, è per questo che la patina appiccicosa continua ad appiccicare altri eventi.

 

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3 pensieri su “Ai bordi dell’anima

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