Centra ma non c’entra

Io con la tua vita non c’entro. No, non importa se con tutto quello che vivi, io non sto più al centro. Io, con la mia vita, non c’entro, nella tua. È necessario che aspetti. Aspetta che siano gli altri a collocarti. Quando non sapranno dove metterti, ti lasceranno.
Non so cosa sono, tutti questi discorsi, adesso, non so cosa sono, so solo cosa sogno di essere e non sono: un trofeo di fallimenti interiori.

Le prospettive stanno cambiando, mentre quelle degli architetti restano intatte, nelle loro splendide case, murate. I pittori, invece, sfumano, sempre di più. Fumano i laici, spingono, guardano, passano, sbagliano, inciampano, ridono, parlano. S’incontrano meno, le persone, si allungano più, i pensieri. La mente elabora nuove ipotesi, senza antitesi, senza sintesi, senza tesi, senza senso. Le giornate, puzzano di futuro: si annullano. Le prospettive che aspetti assumono volti strani.
Strano è un posto che non ha bellezze né brutture, strano è il modo che ha di camminare quella donna, strana è la copertina del libro sul comò, strana è la forma del letto, strano è il colore della mia pelle, strani i miei piedi, strane le unghie, strana la forma degli occhi, stane anche solo le parole con cui le nominiamo, strana la forma degli edifici che rispecchiano le nostre menti, strano tutto quello che centra ma non c’entra.
Strano perché riflettere significa anche finire col credere a ciò che si pensa. Conviene tornare indietro, annullare tutto e scrivere di nuovo.

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Pubblicato in: Blog

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