Caffè Zodiacale: Acquario (1)

Il primo segno, di cui mi sento chiamata in causa di parlare – perché il mio – è l’acquario.
Già, acqua-ario. Esce acqua da tutti i pori, nonostante sia un segno arioso, spaziale, sconfinato e sconfitto-nato.
Non è semplice definire in due parole un segno così complesso e multiforme. Dal punto di vista di chi lo guarda, può sembrare il segno più convinto e sicuro di sé, tanto da essere a volte frainteso. Se sta zitto, infatti, è meglio!
Esistono due silenzi in un acquario – il pesce palla e il pesce martello – il primo silenzio è causato, il secondo voluto. Quando un acquario si sente… “come un pesce fuor d’acqua” insomma, la sua prima reazione alle circostanze è un sorriso che quando non esce dai fondali marini del suo cuore, si vede, eccome! La sua acqua è cristallina, non si può nascondere neppure la perla più preziosa nel fondale più scuro della sua anima. Il secondo silenzio è quello voluto, dalle circostanze, nelle quali si sente o un disadattato o un allievo che sta ancora apprendendo dal suo maestro. L’acquario non vuole mai smettere di imparare, anche perché talvolta la prima lezione non è mai completamente esaustiva, per un tipo come lui che tende molto spesso ad andare oltre, tanto oltre da perdersi… in un bicchier d’acqua!
In entrambi i silenzi, l’acquario, in verità, sta escogitando un modo per conquistare il mondo, a partire da ciò che lo circonda.
Capita che l’acquario resti affascinato dalla prima impressione, e quindi dalle sue prime idee, dalle sue prime interpretazioni, tanto da fissarsene. Eh, che ci volete fare… Quando l’acquario si fissa è la fine: le acque smettono di agitarsi, i pesci muoiono, e l’acqua è in tensione tra l’onda che sbatte da una parte e la corrente che fa trazione dall’altra. Guai a navigarci dentro!
Non lo fa apposta se, ogni tanto, si incanta, si incarta, si inca… insomma. Non è colpa di nessuno, benchemai dell’acquario. C’è solo un caso in cui l’acquario ha torto: quando lo ammette! E questo capita soltanto quando ha veramente steccato, o quando l’interlocutore non pretende di avere ragione. In questo unico e assoluto caso, l’acquario cede la sua ragione all’altro, come se gli stesse facendo il dono più grande della sua vita, come un giudice che assolve il condannato. Ebbene sì, se l’acquario deve scegliere da che parte stare, egli sta dalla sua parte. Nel mondo dell’acquario non esiste una destra e una sinistra, non esiste il nord e il sud, non esiste alcun ideologia ben definita e nella quale egli si ritrovi, perciò l’acquario ne inventa un’altra ex novo, che sta esattamente tra questi due opposti. È in grado di definire, dialetticamente, lo snodo in cui le due posizioni convergono. Di per sé è un paladino della giustizia, anche se ce ne stanno di altri segni più giustizieri, tranne che la sua giustizia è molto spesso utopica e fantastica. Ecco perché ci si innamora di un acquario. La fantasia di un acquario vola per aria, come l’elemento che lo caratterizza.
Capita tuttavia, che in assenza di vento, l’acquario cada rovinosamente per terra, con tutte le ideologie che si è costruito.
Quando un acquario stra-borda dal contenitore che lo racchiude (messo e concesso che il contenitore sia esclusivamente da lui stesso definito) l’acquario si disperde. Bisogna aspettare il prossimo vento dell’ovest perché lo rimetta in sesto.
Non esiste un momento esatto in cui l’acquario si realizza. Le sue soddisfazioni sono quotidiane, sebbene ne ricerchi di assolute e durature. Sempre per motivi logistici e ideo-logistici, l’acquario preferisce assaporare quei piccoli momenti di gloria che rientrano tra l’elenco dei complimenti, delle onorificenze, della gratitudine, dei gesti inattesi, delle sorprese, dei sogni, insomma. Qualora riuscissi a stupire un’acquario egli te ne sarà riconoscente… fino a quanto se ne ricorderà. Eh sì, suo unico limite è, infatti, la memoria. Tende a ricordare il passato piuttosto che il presente appena trascorso. Questo elemento lo lega, per certi aspetti, alla sua condizione di eterno sognatore. Non per niente, molti acquario sono degli artisti, per la stessa ragione che li lega all’assoluto e li conduce verso un futuro, sempre più utopico. Quando un acquario riconosce un errore negli altri, molto spesso diventa un profeta, ma solo se l’errore non gli appartiene. In altre parole, se l’acquario pensa che l’economia non salverà il mondo, ha (quasi sempre) ragione.
Se ti capita, allora, di incontrare un acquario: non aspettarti il sorriso a mille denti. Egli usa la logica dell’impatto. Se all’acquario non piace qualcosa, te lo dice, cercando di non ferirti, ma te lo dice e tu ti sentirai comunque ferito.
Ci sarebbe altro da scrivere sull’acquario, ma rinominiamo questo primo tentativo di definizione come la prima di una lunga serie. Nel frattempo, state attenti all’acquario: sa come incantarvi!

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