Sei bozze di due anni fa

Ho ritrovato sei articoli, tra le bozze di questa valigia, risalenti a circa due anni fa. Credo sia giunto il momento di condividerle. Magari, chissà, ne verrà fuori un discorso serio:

Bozza 1
Eccole, sono lì, dove le hai sempre lasciate. Non si muovono, le tue ambizioni, aspettano solo di essere scartate come un cioccolatino all’arancia. Sono lì pronte per l’uso: non aspettano altro.
Ferrea e dura con te stessa, preferisci aspettare, ancora un po’. Il famoso momento delle verità, come al gioco della bottiglia in cui però non capita mai il tuo turno. Destino, dici. Te la prendi con lui, ogni tanto. Non ami prenderti carico di tali colpe, di cui effettivamente non ne conosci la causa, perché troppo astratte da poter essere imputate e razionalizzate, come da copione.

Bozza 2
Ogni cosa è al suo posto, da una vita. E, sebbene gli anni passino, le persone conosciute nel tuo percorso forse non le vedrai mai più o forse le riconoscerai a stento tra le rughe del presente e quelle del passato. Nel mondo ci stiamo tutti ma in momenti diversi. Ci sono questi momenti, cristallini e lucenti, che cercano di farsi più veritieri possibile perché tu li veda, ma il tuo occhio è troppo profondo per fermarsi al visibile e guardi oltre i tuoi orizzonti, perché infondo provi un certo piacere a sognare, a desiderare qualcosa. Una sorta di sesto senso invade la retina. Non è il momento giusto anche se l’obiettivo è troppo vicino da poter essere acchiappato con una mano sola. Ciò che desideri non è proprio quello che vedi, hai bisogno di qualcosa di più, quel di più che non appartiene al mondo esterno ma al tuo interno essere. Quel di più che ti spinge come un bimbo nel ventre, ti accompagna con forza e coraggio al punto di non-arrivo, ti affatica al punto di provare una flebile gratificazione. Il sacrificio è una sorta di appagamento mentale. Quando è troppo poco il tuo tempo o troppo tardi quello dei sogni; quando non puoi mollare la presa da qualcosa che anticipa la tua prossima azione; quando l’Italia non ti da certezze né tanto meno tu te le vai a cercare; quando una vita non basta e ne cerchi mille; quando tutto diventa una scusa. Ed eccolo qui, quel momento, ha bussato ancora alla mia porta ma non ho aperto. Ancora una volta sto ragionando sui sogni. Arriverà di nuovo, il momento in cui quel momento si stancherà persino di farsi momento. Lo rimpiangerò per capriccio. Per gioco. Gioco a mosca cieca coi sogni. Non ho ancora trovato un buon nascondiglio. Forse, lo troverò. Devo solo nascondermi bene, devo impegnarmi a costruire il mio rifugio, e poi, di soppiatto, acchiapparlo, una volta per tutte.

Bozza 3
Datemi una bussola o un qualcosa di simile che indichi quantomeno la strada di ritorno in carreggiata dei miei pensieri. Devo crederci, lo so. Beati i non pensanti, coloro cui la vita non ha dato alternative. Io sì, troppe. Troppe e non le sfrutto.

Bozza 4
Tu. Sei tu che, senza accorgertene, esisti. Chissà com’è il non esistere. Chissà se tutti questi pensieri, questi infiniti grazie, ce li portiamo dietro, per mostrarli al ceck-in, prima della partenza. Chissà se è vera la nostra storia – la mia storia! – e se avrò mai l’occasione di raccontarmela. Ogni tanto, la sera, ci penso: corredo brevi istantanee, quelle giuste che meglio riescono a donare una logica alla vita. Ho un brivido alle gambe, adesso, mi sembrano troppi gli anni trascorsi su questa terra. Mi sembra di conoscerli, mentre sbiadisce il ricordo di me che sembro non appartenermi. In prestito a questa vita, inseguo una destinazione. Tantissime vie per una sola. Delle volte, corro, mi affatico, butto le gambe in avanti, i pensieri all’indietro e corro. Ci hanno accorciato la vita, tutti questi traguardi, queste emozioni che c’inseguono sempre.

Bozza 5
In questi giorni sto ascoltando molto. Sì, ascolto. Non la musica ma i rumori attorno, la cronaca in televisione e i dibattiti in piazza. Ascolto le persone. Sento che a qualcosa serve. Sento che ne hanno bisogno.
La biblioteca è affollata. Non ci sono posti a sufficienza per sedersi a studiare. Le poltrone dedicate alla consultazione di giornali e riviste sono occupate. Qualcuno ha gli occhi fissi sui libri, qualcun altro persi nel vuoto. Altri ancora dormono.
Per fortuna il tempo, oggi, sembra regolarmente soleggiato. Non si sentono più tuoni improvvisi, le nuvole bianche hanno scoperto il cielo. La piazza centrale si prepara all’evento mentre io mi preparo al silenzio. Mi alleno per il “salto dell’argomento”: un training sano che consiste nel mordersi la lingua e attutire la voglia improvvisa di raccontare che si ha quando l’adrenalina pulsa forte nel sangue. Salto il mio argomento per ascoltare l’argomento dell’altro.

Bozza 6
“Siamo al traguardo. Tranquilla, andrà tutto bene”.
Che cos’è, quella paura che ogni tanto ci viene a bussare? Ha le sembianze di un soffio di vento notturno che sbatte sul vetro di una finestra di legno, troppo debole da non restituire l’urto fin dentro la stanza. Smuove le tende e tutti i ricordi che in un modo o nell’altro ti hanno formata e condotta al tuo punto di non arrivo, quel punto esatto in cui il dire non è il fare ma un semplice volere che tende a sparire.
Che cos’è, quella sensazione di timore che detrae tempo alle gioie donate. Aumenta di giorno in giorno questo non essere come gli altri, una sorta di distanza che mi separa dagli altri e dalle loro verità materiali. Come se non bastasse un giorno per assaporarne la lucentezza. Come se i sogni, quei benedetti sogni a cui siamo abituati a credere, i cui rami si allargano fin dentro le lenzuola del letto, non siano altro che aiuti, sostentamenti per i meno forti, impedendo loro di diventare troppo profondamente veri o troppo superficiali alla materialità del tempo: la vita non è sogno. E ogni persona che ti passa davanti è un’anima in cerca di aiuto che vuole liberarsi da qualcosa. Il disordine fisico sociale diviene lentamente un punto di non ritorno, mentre la sua maniera di vivere non è realmente vita ma sensazione e commozione per qualsiasi cosa richiami la lucentezza dell’anima. Come se quello che sto scrivendo, adesso, stia già diventando ricordo perché fino ad allora avrò cambiato prospettive di vita ed anche opinioni.

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