Dio non era un uomo dalle troppe pretese

Dio non era un uomo dalle troppe pretese

Flavia Altomonte

Lo so, stai sicuramente cercando la negazione del titolo. Dio non era un uomo e Dio non aveva troppe pretese. Credo che invece di pensare chi fosse Dio sia necessario interrogarci su cosa volesse dirci. Si parla troppo spesso di Parola di Dio senza soffermarsene poi tanto, dando per scontati molti aspetti divenuti fin troppo canonici, fin troppo umani. Ecco perché Dio non era un uomo.
Poniamo sempre la certezza che Dio ha inventato il mondo e insieme ad esso tutte le creature esistenti in esso o anche nell’universo intero. Non ci riguarda poi tanto aprire una questione apocalittica su chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo o se sia stato Dio, Allah, Maometto, o chiunque altro a metterci al mondo. Siamo al mondo? Questa è una certezza, è una verità indiscutibile. Ci siamo, respiriamo, pensiamo, ragioniamo, interagiamo con gli altri. Se questo sia un sogno o una realtà, fa lo stesso, perché infondo, cos’è il sogno e cosa la realtà?
Abbiamo attraversato secoli tempestosi e disordinati in cui l’uomo non ha fatto altro che cercare e cercare nuove risposte a queste domande, sprecando la sua vita, lasciandola correre, peccando. Se esiste un peccato, un solo peccato mortale, questo si chiama spreco di vita. E così abbiamo trascorso secoli e secoli a cercare una qualche verità pur sapendo che sarebbe stata sempre fin troppo relativa o incompleta.
Cos’è il sogno e cos’è la realtà?
C’è stato un secolo in cui a furia di porre una distinzione categorica non abbiamo fatto altro che confonderci con le parole. La notte dormiamo, sì, e chissà quale viaggio chilometrico facciamo, la notte, per poi tornare al mattino nello stesso letto in cui ci siamo addormentati la sera prima. Che buffa magia è mai questa? Cosa si nasconde sotto le nostre palpebre, in quel buio così buio e vuoto? Gli spiriti, i fantasmi, i morti? Niente di tutto questo c’importa ai fini della nostra vita. Anni e anni di studio per concretizzare l’inconcretizzabile. Questioni irrisolte, enigmi apparentemente svelati, misteri rivelati, miti sfatati, e religioni in lotta, per questa verità.
Chi ha ragione? Chi ha torto? Questo è l’uomo che ne è venuto fuori: un’accozzaglia di ragionamenti che formano una retta parallela, ma a senso unico. In tutto questo ragionare, forse, ci siamo dimenticati di una cosa importante: la nostra vita!
Io non credo che Dio sia stato così uomo da farci girare la testa con teorie talmente grandi da sconfinarci. La Parola, di Dio, del creatore che prima ancora dell’Universo ha creato noi che siamo qui a pensarlo. Se lo pensiamo allora, significa, forse, che ci ha creati proprio perché lui venisse contemplato di conseguenza da esseri pensati quali siamo. Prima l’uovo o gallina? Prima l’uomo o Dio, sarebbe meglio dire. Unire le due cose – l’uomo e la gallina, intendo – non è una verità.
Credete che Dio abbia volutamente voluto creare un uomo complottista e ostruzionista? Così potente ed eterno? Allora non stiamo parlando dello stesso Dio. O meglio, tu credi a Satana, se pensi questo. Tu hai dei grossi problemi esistenziali, se pensi questo. Non avrebbe avuto senso! Dio ha creato un uomo in evoluzione e da lui si aspetta una crescita.
Come si spiega la Bibbia?
Credo che Dio non sia stato così presuntuoso come si pensa. La Bibbia è stata creata dagli uomini che si sono interrogati sulla propria esistenza, e quindi sul creatore di se stessi, su Dio che li ha creati per potersi creare. Si è scritto tanto su Dio, e si continua a scrivere ancora oggi, come sto facendo anch’io. Ma limitiamoci alla Bibbia adesso, o meglio, ai Vangeli. Non esiste una struttura istituzionale e impositiva che costringe l’uomo a conformarsi con una qualsivoglia legge. La legge è dell’uomo, Dio non ha mai pensato di regolamentare la vita umana che nasce priva di coscienza e di consapevolezza, di facoltà di ragionare. A meno che non viviamo in un eterno paradosso, concezione, questa, ancora più paradossale. Su questo, molti teorici potrebbero venirmi contro, ma poco importa, perché non è questo il fine ultimo del mio discorso.
Dio ha parlato di vita, e non di carne o di pesce, né tanto meno del mondo in cui sia più giusto comportarsi nel mondo. Credo che nell’istituzionalizzazione di questa religione, come di altre, si sia tenuto spesso conto dell’uomo invece che di Dio. Allora perché credere in Dio? Crediamo nell’uomo!
In una società che cercava di porre una regolamentazione delle vite umane, la Bibbia è stata interpretata come una guida per i beni materiali, piuttosto che una guida dei sogni e della vita.
Dato che non intendo confutare nulla, vorrei porre un solo un esempio, il più comune, la parabola dei talenti. Non credo che Dio abbia perso tempo a spiegare all’uomo come camminare, come parlare o come interagire con il suo prossimo, cosciente che questo l’avrebbe imparato da sé, nel corso della propria vita. Credo piuttosto che Dio ci abbia voluto mostrare il peccato dei talenti sprecati affinché l’uomo capisse non tanto che bisogna coltivare la terra quanto la necessità di ricercare un senso nella coltivazione della propria vita. Dio, dunque, non ha cercato di indottrinare una popolazione ma di mostrare all’uomo la grandezza della vita. Sarebbe assurdo se Dio dicesse che ognuno di noi ha dei talenti, ma poi farebbe di tutto per impedirne la realizzazione. Tutti quegli uomini che hanno richiuso i propri sogni in un cassetto sono stati, forse, la conseguenza di una falsa interpretazione della Parola di Dio.
Non ho le prove di tutto questo ma il tentativo di giustificare ogni cosa esistente sulla terra ci ha reso più razionali e ostruzionisti, e meno sognatori e consapevoli della nostra vita. Credo sia opportuno cambiare rotta, ricercare se stessi in assoluto, invece che una verità assoluta.