Sull’uso scoordinato della lingua

Sull’uso scoordinato della lingua

Flavia Altomonte

 

La lingua, sì quella che usiamo per parlare. No, no, non quella che rotola tra i denti e sbatte contro il palato… l’altra. Quella che Ferdinand De Saussure definisce la “langue”. (consapevole di non essere stata chiara, compie un gesto di “cambio argomento”). La lingua italiana! (urlando soddisfatta). Ahhhh! Che soddisfazione, che soddisf-azione: l’azione che si presta… (cambio tono: lento) e dimentica di tornare al proprietario (con tono dispiaciuto) eh sì, eccomi… sono io la lingua italiana, mi vedete adesso? Piacere di fare la vostra conoscenza! Sono in siffatto posto con siffatte forme – femminili certo! – per dirvi, con tono di rimprovero (gesto di rimprovero) e di denunzia che furon tali i quid quid in cui la mia persona subii estenuanti soprusi, violenze e maltrattamenti… e in particolar modo, numerosi e maldestri gli episodi di violenza da parte dell’intera comunità, sì pubblicamente: fu la volta in cui nacquero i social network, i mezzi di comunicazione sociale, che anziché favorirmi, preferirono consumarmi, temperarmi, accorciarmi accorpandomi ad altre lingue… così come si fa con gli istituti comprensivi, tranne che di comprensivo a me resta davvero ben poco. Fui scaraventata all’interno di un sistema di massa. Ora capisco perché vi definiscono delle masse… perché come la corrente elettrica, così anche voi se messi insieme fate massa. (cambio tono). Ma adesso basta parlare di me, che tanto si sa, (tono risentito) non sono più la lingua preferita degli italiani e degli stranieri… prima di me ci sono i gesti, ci sono i dialetti e c’è l’inglese… Volevo solo dirvi che io ci sono… esisto, in carne ed ossa, mi chiamo lingua italiana… e ho una pronuncia che fa invidia a qualsiasi altra lingua… guardate un film in lingua, e poi guardatelo in italiano… ditemi pure qual è il tono migliore, la forma, il lessico, l’armonia. Ah “qual è”… senza apostrofo! “Perché” si scrive con accento chiuso, quindi al contrario della è accentata di essere. Perché non sono (sorriso che tende ad una risata complice). “È” con l’accento a inizio frase non ha l’apostrofo. Dopo il punto, la maiuscola. E i punti esclamativi, come i punti di sospensione… sono uno o tre, non due e non diecimila. La c è una c, come la k una k e non ha modalità incrociata, sarebbe come dire che Kennedy è Clinton o che il Kenya è un Cono (espressione stranita). E “comunque”, va scritto per intero… so quanto questo vi pesi con i cellulari, la tastiera, i tablet… ma anche i nostri antenati facevano fatica a scrivere, erano pochi gli alfabeti e nel dopoguerra il 90% della popolazione italiana era analfabeta. E noi non siamo in guerra… ancora. (cambia discorso) Se l’era di Gutenberg, quella della carta, e della penna si sta schiacciando lentamente per dar posto ai mass media, alla scrittura digitale… non lasciate schiacciare anche me… (melodrammatica) che colpa ne ho? Io sono solo il soggetto incompreso del verbo comunicare.