Nascita del valore

  Nella mia carriera universitaria ho sentito molto spesso parlare di valore. Ho appuntato ogni nozione che sarebbe potuta tornarmi utile e ho cominciato a scardinare ogni parola per riformularla ponendone una definizione semplice e personale, ma il percorso è stato lungo e va dalla sociologia al marketing che vi racconterò, a puntate. Questa è la prima: l’origine.

Nascita del Valore

Nell’antichità il consumo dei beni avviene attraverso la distruzione del valore, una pratica sacra che comporta – per esempio – l’uccisione di un animale sacro agli Dei. Per gli Dei qualsiasi cosa assume valore.
I beni diventano merci a fronte del valore di scambio e del valore d’uso. Basti pensare alla moneta in quanto strumento di misura del valore, e prima ancora al ‘baratto’ che originariamente consiste nello scambio di una pecora, da pecus, ovvero pecunia, denaro. Perciò, il valore è ciò che è importante per me al punto da dare un corrispettivo in vista del valore a cui credo e per cui mi batto.
I primitivi – prima ancora – credono al valore simbolico degli oggetti che hanno un animo e partecipano alla costruzione dell’anima umana. Un dono è infatti un pezzo dell’anima, una parte di me.
Il valore, prima di essere simbolico, è valore affettivo e sottrae un qualcosa dal circuito del valore economico perché è il simbolo della relazione. Per questa ragione dispone di un valore simbolico “(…) Elemento concreto, oggetto, animale o persona, a cui si attribuisce la possibilità di evocare o significare un valore ulteriore, più ampio e astratto rispetto a quello che normalmente rappresenta”. Ma anche etico, morale ed estetico.
Su quest’ultimo punto, la strategia d’immagine è l’aspetto più avanzato del marketing, secondo la quale il valore si sgancia dal prodotto fisico:quando compriamo una merce compriamo anche dei significati. I prodotti simbolici dispongono quindi di un valore d’immagine.

Nel Marketing…

il valore, per il cliente, lo produce chi ha intenzione di vendere qualcosa. Tanto il rivenditore di profumi quanto il panettiere. La misura del valore, allora, non si può calcolare in quantità come i soldi, ma in creatività. L’economia di oggi infatti, non distingue più il bene materiale da quello immateriale ma la creatività di entrambi i beni che creano valore aggiunto al prodotto. A fronte di questi bisogni nasce il marketing relazionale, la cui qualità (del servizio o qualità relazionale) è insita nella transizione commerciale e nel suo valore aggiunto.

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